Un dono inaspettato

Un dono inaspettato

26 Dicembre 2018 0 Di ilario

Francesca C. è allieva di una classe prima della scuola media di via Roma. Ama scrivere e i suoi racconti hanno spesso, come protagonisti, i bambini profughi.

Pubblichiamo volentieri il suo ultimo racconto (la foto è stata presa da internet).

 

Il Natale.

Per tutti vuol dire luci, colori, addobbi, doni. Ma per quelli come me è un giorno qualsiasi dove si chiede l’elemosina, si entra nei ristoranti per cercare qualcosa da mangiare, si cerca di arrivare all’indomani.

Mi chiamo Daniele, ho origini siriane e, come molti altri bambini, ho perso i miei genitori quando ero piccolo.

Sono sbarcato in Italia circa quattro anni fa. I miei genitori no, non ce l’hanno fatta.

All’inizio qualcuno ha cercato una famiglia per me, ma non è accaduto nulla. Vivo per strada.

Ogni giorno vedo molte persone passare davanti a me e alla mia ciotolina, ma a fine giornata la mia mancia è sempre molto scarsa; forse perché in previsione del Natale tutti devono risparmiare per comprare i regali, o forse perché, vedendomi molto magro e con i vestiti strappati addosso, non si fidano ad avvicinarsi a me.

In ogni caso io non ho mai ricevuto un regalo di Natale. Fino ad oggi: ero come al solito che gironzolavo per strada quando mi si è avvicinata una donna dai lunghi capelli biondi e ricci che teneva in mano uno strano pacco.

“Ciao, ragazzo. Mi chiamo Beatrice e devo darti questo pacco”.

La sua voce era calda e sincera.

“Quattro anni fa sono stati ritrovati i corpi dei tuoi genitori. Cucito nel giubbotto del tuo papà è stato trovato questo piccolo pacco.  Avremmo voluto consegnartelo prima, ma non abbiamo avuto modo di farlo. Spero ti piaccia e che l’acqua non lo abbia rovinato troppo”.

Non ha aggiunto altro: mi mise in mano il pacco, mi sfiorò con una carezza, e se ne andò.

Tra le mani avevo un piccolo rettangolo, avvolto con carta da giornali, sudicia, legato con un vecchio spago. Volevo guardare dentro, scoprire cosa ci fosse all’interno dei fogli, ma ho atteso di essere solo. Più tardi, con grande cura e molto lentamente, ho sciolto i nodi dello spago e spiegato i fogli di giornale. Vi ho trovato una cornice in legno un po’ deteriorata dal mare; dentro c’era una foto della mia famiglia, quando ancora vivevo in Siria, molto piccolo. Stavo tra ma mamma e papà.

Eravamo in posa davanti a quella che doveva essere la nostra vecchia casa; mamma e papà avevano dipinto in volto un sorriso spensierato; non immaginavano minimamente ciò che li aspettava. Io, molto probabilmente, avevo appena imparato a camminare e mi aggrappavo al dito di papà.

Guardando quell’immagine mi sono reso conto di come la vita possa cambiare velocemente: ora i miei cari non ci sono più, ma questo regalo di Natale, l’ultimo fatto dai miei genitori, mi resterà per tutta la vita e mi aiuterà a ricordarli per sempre.